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Porro

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Luglio 2014

Omaggio all'arte
di
Guido Porro

 

Brevi note biografiche

   Nasce a Capodistria il 16 giugno 1932, secondo di dieci figli, da Corrado e Maria Corti, ambedue insegnanti alle Elementari; dopo le scuole dell’obbligo frequenta  il Ginnasio-liceo Carlo Combi (dove il prof. Vittorio Cocever intuisce le sue doti artistico e lo incoraggia) e nel 1951 ottiene il Diploma di Maturità classica.          
   Nel 1953 in ottobre, come esule istriano lascia la ‘sua’ Capodistria con la famiglia e si stabilisce a Trieste, e  poi a Pordenone presso  lo zio dottore in agronomia, operando come contabile e geometra, e dove inizia anche la sua carriera di Insegnante come professore di Materie letterarie alle Medie e poi alle Superiori; in seguito ottiene la cattedra di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Grigoletti, dove insegna fino alla data della pensione.
   Oratore  eccellente, è richiesto e apprezzato presso diverse Università della terza età, anche a Roveredo.
  Uomo di  profonda Fede e  buon senso, di carattere gentile e garbato, opera con passione per il bene comune con grande onestà intellettuale, saggezza e umiltà; voce autorevole, nobile educatore, e grande ideatore di progettualità; era chiamato anche ‘il Professore’ con rispetto e ammirazione: i suoi studenti lo ricordano come  ‘un grande’, e il giornalista roveredano Enri Lisetto si dice ‘onorato di essere stato suo studente al Liceo Scientifico Grigoletti a Pordenone’.
Ha collaborato fattivamente con il  signor Eugenio Latin, presidente del Gruppo esuli delle Villotte.
 Impegnato nel Volontariato e in diverse Associazioni ( Irse, Aifa e Somsi di  Pordenone), ed anche nelle Istituzioni  ricopre diversi  incarichi politici  (nella Democrazia Cristiana)  e amministrativi, presso il Comune e la Provincia di Pordenone, e nel 1973 al Comune di Roveredo dove ha già trasferito la sua residenza nel 1970.
  Amante della natura, è uno  dei fondatori della Società ‘Silvia Zenari’ e fa anche parte del Gruppo entomologico della stessa Società.
  E’  un appassionato di scacchi, di sudoku e  di enigmistica; e nel campo  artistico  si impegna nella scultura, nella pittura a tempera e   all’acquarello (ricordiamo le sue accorate ‘visioni’ di Capodistria, la  ‘sua’ città natale ), rare volte dipinge a olio; nella pirografia,  si dedica con passione e meticolosità, con esiti di certosina perizia: i temi preferiti sono i volti di tanti personaggi, colti con una sorprendente  indagine psicologica.
  Collabora con diverse Riviste, periodici e quotidiani, come  il Corriere di Pordenone, Eventi, la Città, il Friuli occidentale, il Bollettino della Soc. Nat. S. Zenari, la Sveglia (periodico della  ‘famiglia Capodistriana’) e  la Voce di Roveredo che  a lungo ospita i suoi articoli di fondo.
  Uomo di scienza e di grande preparazione umanistica, ricordiamo tra i suoi libri: <Dalla parte dei piccoli> (ed. La Voce,  Pn 2002) dedicato alla memoria dei genitori e delle sei zie maestre: una serie di racconti basati su vicende che hanno interessato la sua famiglia, con l’Autore ancora bambino, nella realtà di una Capodistria fra le due guerre ; e
< Il ragazzo del sicomoro > ( La Voce,  2012) raccolta degli scritti per  il ‘Corriere di Pordenone’ nel biennio 1989-1990, testi di grande profondità  con i quali ha inteso e saputo scrutare acutamente lo scenario degli avvenimenti per comprenderne  a fondo le ragioni.
   Celebri le sue letture e  i commenti delle ‘maldobrìe’, racconti popolari in dialetto istriano.
  Non ha mai amato la banalità né la superficialità, che traspare anche  dai suoi scritti, vergati con  una calli-grafia elegante e preziosa, precisa e aperta… un’opera   d’arte, indice di profonda chiarezza interiore !
Laureato in filosofia l’8 novembre 1956, ha sempre rivolto la sua attenzione alla ricerca della verità, dell’uomo e del mondo: passione che anche in pensione continua ad approfondire con profondo impegno.
  Si è spento all’Ospedale di Pordenone  domenica 10 aprile 2011, alle 17,30: i  funerali si sono svolti nella Parrocchiale di Roveredo.
  Ha lasciato la moglie Signora Anna Maria Lanza e tre figli, che hanno  (r)accolto la sua preziosa eredità artistica e spirituale: Alessandro la pirografia,  Paolo le piccole sculture e Stefano il disegno.         
   Merita ricordare che la Famiglia ha donato la sua ‘collezione d’insetti’ (oltre 1500 coleotteri) al Museo di storia naturale di Pordenone.
   Dei fratelli  ricordiamo don Italo (ritratto in un’opera pirografica, con Papa Karol Wojtyla) e Vittorio, assai noto  per le sculture in legno di grandi insetti realizzati con estrema maestrìa.   

Sergio Gentilini

 
 
 
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